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A Bilbao gli scienziati contro la velutina

Possibili nuove trappole, radar, strategie di contenimento: l’ultima sessione di lavori della Velutina Task Force – il gruppo internazionale di scienziati della rete COLOSS dedicato alla lotta al calabrone asiatico – ha messo in fila gli ultimi studi per arginare la diffusione della velutina. L’incontro (28-29 giugno 2018) si è tenuto a Bilbao, in Spagna, all’Università dei Paesi Baschi e nelle aule di Basalan, l’ente pubblico-privato che nella regione di Bilbao, la Biscaglia, si occupa di tutela della natura.

In Biscaglia le strategie di contenimento del calabrone asiatico sono simili a quelle italiane, basate sull’uso di trappole primaverili ed estive e sulla neutralizzazione dei nidi rilevati mediante un pesticida veicolato fino al nido con un’asta telescopica, anche se nei Paesi baschi è consentito l’uso di fucili tipo paintball per sparare proiettili di insetticida direttamente dal suolo fino dentro al nido e, ma solo per fini di ricerca, l’uso di esche avvelenate. Nell’area la velutina si sta stabilizzando, rallentando la sua espansione. La causa non è chiara: sicuramente giocano un ruolo le strategie di contenimento, ma un’ altra ipotesi chiama in causa il clima caldo e siccitoso dell’ultimo periodo.

L’incontro, organizzato dall’Università di Torino e dall’associazione spagnola Avispa Asiatica, ha permesso di presentare alla comunità scientifica qualche novità utile sul fronte della ricerca. Oltre a interessanti avanzamenti nel tracciamento dei calabroni – sia mediante il radar armonico del Politecnico di Torino che con la radiotelemetria sviluppata da un gruppo di ricerca franco-britannico che ci riserviamo di approfondire – alcuni studi hanno approfondito la comunicazione chimica dei calabroni asiatici. Eric Darrouzet, entomologo dell’Università di Tours in Francia ha infatti presentato i primi risultati dei suoi studi sugli “odori” emanati dalle velutine (idrocarburi cuticolari e feromone di allarme), ricerche che – insieme a quelle dell’Università di Firenze, della Fondazione Edmund Mach e del Centro Agricoltura Ambiente del CREA (CREA-AA) sul feromone sessuale di Vespa velutina secreto dalle ghiandole sternali – sono potenzialmente utili per la futura progettazione di trappole che possano selezionare esclusivamente Vespa velutina, senza attirare altri tipi di vespe, annullando così l’impatto delle trappole sulla fauna locale.

Interessanti anche gli studi sui patogeni delle api. Chunsheng Hou dell’Istituto di ricerche apistiche dell’Accademia cinese di agricoltura, ha presentato i risultati di una ricerca in cui ha indagato la presenza di virus, batteri e funghi parassiti delle api (Apis mellifera e A. cerana) nelle specie di calabroni predatori. I risultati mostrano che tutte le specie di calabrone presenti in Cina, inclusa Vespa velutina, sono infettati da numerosi virus delle api, spesso in co-infezione, anche fino a 4 diverse tipologie di virus nello stesso esemplare. Tra gli altri patogeni, nei calabroni è stato trovato il batterio responsabile della peste americana, Paenibacillus larvae. Il lavoro cinese fa coppia con quello italiano (Università di Pisa e CREA-AA) in cui è stato ritrovato per la prima volta nel nostro Paese del virus delle ali deformi sia nel calabrone europeo (Vespa crabro) che in quello asiatico, in quest’ultimo legato all’andamento stagionale del virus.